

Grazie al supporto audio e ad un'illuminazione particolare, viene messo in valore il carattere didascalico del ciclo pittorico definito la “Bibbia dei poveri”, ovvero la Bibbia raccontata all'umile popolo dei fedeli.
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Affidata nel 1409 alla famiglia Della Torre, ricca non solo di mezzi economici ma anche di una profonda fede cristiana, Bastia trovò in Bonifacio Della Torre il mecenate che, con ardore e passione, si impegnò all'ampliamento della chiesetta di San Fiorenzo, realizzando la splendida cappella che a tutt'oggi possiamo ammirare. La sua semplice struttura racchiude all'interno un ciclo di affreschi così straordinario ed imponente da lasciare stupefatto il visitatore. Sono ben 326 mq. di affreschi realizzati a più mani dalle
migliori scuole popolari del XV secolo: pareti policrome, arte semplice, spoglia di orpelli ma ricca di misticismo e di profonda religiosità; una "Bibbia dei poveri" che, attraverso le storie dei Santi, della Vita e della Passione di Cristo, del Paradiso e dell'Inferno, si fa catechesi per istruire, ammaestrare e confortare non solo la gente semplice della comunità rurale di allora, ma anche l'incantato visitatore di oggi. Gli affreschi portano la data del 24 giugno 1472.
Per informazioni:
http://www.sanfiorenzo.org
http://www.bastiamondovi.info
L'Abbazia di Chiaravalle fu fondata da S. Bernardo di Clairvaux ("chiara-valle") nel 1135 su terreni paludosi bonificati dai monaci cistercensi. Sostituita con una nuova costruzione già a partire dal 1150-60, venne ultimata nel 1221.
La grandiosità della costruzione rispecchia il buon risultato di un'impresa economica relativa ai terreni che i cistercensi ebbero in donazione dal patriziato milanese: zone acquitrinose, popolate di cicogne (che divennero poi l'emblema della confraternita). I cistercensi, con sapienti opere irrigue d'acque putride, fluviali e sorgive, le trasformarono in marcite ("pratum marcidum" secondo la denominazione antica) dal raccolto intensivo. L'Abbazia decadde sotto il governo degli spagnoli, e l'ordine monacale venne abolito dalla repubblica cisalpina nel 1796. Sconsacrata la chiesa e ridotto il convento a stalla e caserma, l'intero complesso venne via via privato dei suoi chiostri, mentre l'umidità recava guasti agli affreschi. Solo nei primi decenni del nostro secolo si attuarono restauri, mentre la chiesa veniva riconsacrata come parrocchiale. Un piu' ampio ripristino è stato realizzato nel 1952, in conseguenza del ritorno di un nucleo di monaci cistercensi.
L'abbazia è un prototipo dell'architettura cistercense in Lombardia, dove il gotico francese si fonde con le forme lombarde locali. Rispettando la pianta a croce latina, con coro rettangolare e transetto affiancato da cappelle, tipico dell'Abbazia di Fontenay (Borgogna 1147), Chiaravalle riflette particolarità proprie allo stile lombardo romanico-gotico (uso del cotto, arcate interne a tutto sesto poggianti su pilastri a base cilindrica, ecc ...). La facciata (della quale resta solo il portico) fu rielaborata in forme barocche nel '600 e riportata, nel 1926, alle sue forme originarie, con la riapertura del rosone e della soprastante bifora. Il portale marmoreo è del sec. XIII.
Testo tratto da: www.turismo.regione.lombardia.it
La Chiesa di San Francesco fu fondata nel 1255 forse dai diretti discepoli di San Francesco di Assisi. E' l'elemento dominante del panorama di Pergola, si erge sul ciglio del terrazzo che sovrasta la confluenza del Cinisco nel Cesano sostenuto dalle antiche mura. La facciata ha un portale a sesto acuto in pietra arenaria del XIV secolo, la cupola e il campanile a seguito di eventi sismici, sono stati ricostruiti all'inizio del Novecento. L'interno, a croce latina, fu trasformato nei secoli XVII e XVIII. Custodisce tele di Giovanni Antonio Scaramuccia (1580-1650), di Giovanni Anastasi (1623-1704), di Lavinia Fontana (1552-1614), di Giovanni Battista Ragazzini, di Domenico Corvi (1721-1803), di Giovanni Francesco Ferri (1701-1775) e di Antonio Viviani detto il Sordo (1560-1620) discepolo del Barocci. Tra le statue in legno interessanti il San Nicola da Tolentino del 1685, il Cristo Morto del XVIII secolo e l'Immacolata Concezione del 1692 del veneziano Jacopo Piazzetta (1640-1705). L'opera principale è il Crocifisso su tavola del XIV secolo attribuito a Mello da Gubbio. Era in questa chiesa un tempo un capolavoro dell'arte italiana, la pala della Immacolata Concezione di Carlo Crivelli (1430 c.-1495 c.) datata 1492, ora alla National Gallery di Londra. L'organo del XVII secolo, qui dal 1965, proviene dalla Basilica di San Pietro in Vaticano.
Tra i più interessanti complessi medievali dell'Italia meridionale, sorge isolata nella campagna venosina.
Di origine paleocristiana, venne ampliata dai Normanni e dai benedettini, ma rimase incompiuta. Nella chiesa vecchia (XI secolo), affiancata dalla sede abbaziale, si segnalano i resti della costruzione paleocristiana (cripta, mosaici pavimentali, affreschi bizantineggianti) e la tomba di Alberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo. Dalla chiesa nuova, iniziata nel 1135 dietro l'abside della vecchia e rimasta incompiuta, restano solo i muri perimetrali, le tre absidi e il colonnato di destra della navata mediana: quanto basta per riconoscere l'impostazione con presbiterio cinto da deambulatorio, secondo il modello derivato dalle grandi "chiese dei pellegrini" francesi. Accanto alla chiesa nuova sono visibili le tracce dell'antico Battistero paleocristiano (V secolo).