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La Cripta del Peccato Originale a Matera





La Cripta del Peccato Originale a Matera, nota come la “Grotta dei Cento Santi”, è una testimonianza eccezionale e sorprendente della storia dell'arte meridionale, poiché documenta il luogo culturale di un cenobio rupestre benedettino del periodo longobardo. Accanto alla particolarità geologica del sito, l'ipogeo assume una eccezionale importanza per la presenza di una serie di affreschi di scuola benedettina-beneventana databili all'inizio del IX secolo d.C.: dal grande pannello della Genesi,alle splendide triarchie poste nelle tre absidi.
Grazie al supporto audio e ad un'illuminazione particolare, viene messo in valore il carattere didascalico del ciclo pittorico definito la “Bibbia dei poveri”, ovvero la Bibbia raccontata all'umile popolo dei fedeli.
Tel. 0835.330582

Abbazia di Santa Maria a Cavour (TO)


Partendo dal Centro Storico di Cavour (TO) è possibile raggiungere a piedi l’Abbazia di S. Maria in circa 20 minuti.
Attraversando Piazza IV Novembre, dietro il Palazzo Comunale e imboccando Via Conte Cavour si raggiunge Piazza Saroglia. Proseguendo sulla destra, verso la zona “Cavoretto”, si trova una diramazione sterrata a destra della strada principale che conduce – in 5 minuti – alla famosa – “Pansa d’la Ròca”, un grosso masso inciso a forma di pancia con l’ombelico , di probabile origine preistorica. Ritornando sui nostri passi, se riprende la strada per l’Abbazia si può ammirare il Pilone di S. Sebastiano, adottato alla Casa Editrice.
Einaudi per la copertina del libro dedicato al Piemonte, nella collana “Storia d’Italia” – “Le Regioni”.
Continuando il tragitto sulla destra, un’ampia curva porta ad un bivio: a destra la strada che gira attorno alla Rocca, a sinistra per l’Abbazia , ormai vicinissima. E’ questo il territorio della probabile ubicazione del Forum Vibii , il “Municipium”romano già menzionato da Plinio nella “Naturalis Historia: tutt’intorno grandi e piccoli ritrovamenti archeologici testimoniano la sua esistenza, a partire dalle necropoli, dalle fondamenta abitative, dal materiale laterizio scoperto e dai numerosi frammenti di iscrizioni di epoca augustea.
Fondata “ex-novo” dal Vescovo di Torino Landolfo nel 1037, è stata governata da più di 40 abati, per lo più benedettini provenienti dalla chiusa di San Michele.
Nonostante sia stata più volte danneggiata, è possibile ancora oggi riscoprirvi (al di là del restauro barocco e di quello più recente del 1964) ciò che rimane dell’opera Landolfiana: i diversi livelli delle pavimentazioni, i pilastri ottagonali , la stupenda cripta con l’altare più antico del Piemonte e, soprattutto, il prezioso materiale di reimpiego di epoca antecedente che testimonia una piccola struttura preesistente (tempio pagano, pieve, priorato?).
Nel Monastero, recentemente restaurato, un suggestivo Salone Conferenze e diversi spazi espositivi dove è in allestimento il nuovo Museo Archeologico.

La Chiesa di Santissima Maria Assunta a Palazzo Adriano (PA)


Appartiene al rito greco-bizantino. Fu costruita nel 1532 ed ampliata nel 1770. Questa chiesa è il Pantheon della comunità albanese di Palazzo Adriano: infatti vi si trovano le tombe di alcuni suoi figli illustri e le prime lapidi esistenti in lingua albanese di grande rilievo storico e culturale. Il tempio è a tre navate decorate con stucchi dorati. Vi si trovano delle tele eseguite tra il 1835 e il 1869 da Patania, Di Giovanni, Carta e Bagnasco, raffiguranti S. Marco Evangelista, S. Atanasio, S. Giovanni Crisostomo, S. Nicola, S. Antonio Abate e le Anime Sante del Purgatorio. Nell'abside domina un grande dipinto (m.3,24 x m.2,20) raffigurante Maria SS. Assunta, eseguito nel 1766 da Carlo Marsigli. Nel primo altare di destra troneggia la vara del Crocifisso fatta in legno pregiato, decorata e rivestita di lamine d’oro, scolpita dal celebre Marabitti nel 1639. L’esterno della Chiesa mostra nel prospetto principale e laterale due livelli diversi, il primo in tufo scolpito, il secondo più povero è in pietra calcarea. L’ampia scala semicircolare della facciata principale, in pietra calcarea, accanto alla parete della chiesa ha due falde di gradini di conci di tufo, “per permettere al re Ferdinando IV Borbone di arrivare a cavallo fino all'ingresso della chiesa”. Nella facciata laterale sono posti due orologi solari del 1793. Nel campanile si trova una grossa campana, tra le più grandi della Sicilia. La chiesa possiede artistici paramenti e pregevoli suppellettili sacre. Fino a qualche tempo addietro era presente una deposizione del corpo di Gesù dalla croce, opera dello Zoppo di Gangi, non più esistente. La chiesa greca di Palazzo Adriano nel XVI secolo era sotto il jius patronatus dell'Università di detta terra e dei magnifici giurati, i quali avevano fin dalle origini l'autorità di “eligere et creare et deputare li cappellani... et attendere al governo della chiesa”. I Comunieri della Chiesa avevano l'obbligo di tramandare ai posteri i canti liturgici greco-albanesi e tenere viva la lingua albanese.

Un'opera di Domenico da Tolmezzo, il più grande intagliatore friulano nella Chiesa della Santissima Trinità di Polcenigo (PN)




Nei pressi delle sorgenti del Livenza nel territorio di Polcenigo sorge la Chiesa della Santissima Trinità, dalle origini antichissime (anche se la costruzione attuale è soprattutto cinquecentesca).

Ampio porticato ad archi, interno ad aula con grande altare ligneo intagliato e dipinto del XVII secolo, della bottega dei Ghirlanduzzi, entro il quale è posta un'ancona lignea di Domenico da Tolmezzo, parte in scultura (Trinità), parte in pittura (figure di Angeli): è anzi uno dei rarissimi esempi di pittura del grande intagliatore friulano. Porta sul basamento la data 1496 e sulla parete la firma dell'artista ("OPERA DE DOMENIGO DE TOLMEZO") accompagnata dalla scritta: "QUESTA OPERA FO FATTA SOTTO LA CAMERARIA DE SALVADOR DE NICULUS DE LA BLANTIA DI CULTURA".
Nella chiesa, una tela che è stata malamente attribuita al feltrino Lorenzo Luzzo (1484-1511), rappresenta la Madonna con il Bambino in gloria con S. Barbara ed i Ss. Pietro e Paolo; un dipinto di pittore palmesco vicino a Matteo Ingoli raffigurante la Vergine in gloria tra i Santi Antonio abate, Francesco e Mauro e il donatore (inizio secolo XVII), otto monocromi su tela e tavola nel tergale dell'altar maggiore, con Scene della Passione e figure di Santi, dipinti per lo più in tono minore eseguiti tra il 1742 ed il 1769. Nella sagrestia, affreschi seicenteschi di modesta qualità (Sacrificio di Isacco, Predica del Battista, Stigmate di S. Francesco, S. Girolamo nel suo studio, S. Maria Maddalena penitente).

Duomo di Ravello (SA)

Dedicato a San Pantaleone, di cui conserva le reliquie nella cappella a sinistra del presbiterio, è un edificio quasi millenario: fu iniziato nel 1086-87, sul modello dell'abbazia di Montecassino, dal primo vescovo di Ravello, Orso Papirio. Della costruzione originaria rimangono gli architravi in marmo delle tre porte che si aprono sulla facciata, mentre i battenti bronzei della porta centrale risalgono al 1179 e sono opera di Barisano da Trani, autore della porta del Duomo di Monreale. Accanto alla chiesa di eleva il bel campanile a due piani, con bifore e archi intrecciati (XIII secolo).
L'interno conserva gli stucchi e le volte del rifacimento barocco solo nel transetto, a causa di un restauro effettuato negli anni Settanta. Lungo la navata centrale si fronteggiao due preziosi amboni: a destra, l'ambone del 1272, firmato da Niccolò di Bartolomeo da Foggia, è una cassa quadrilatera in marmo, sostenuta da sei colonne tortili su leoncini ruggenti, il tutto riccamente decorato con mosaici ed eleganti fregi. Di fronte, a sinistra, l'ambone più antico (1130), di derivazione bizantina, dono del secondo vescovo di Ravello, Costantino Rogadeo. Nella cripta si trova il Museo del Duomo, dove sono esposte alcune opere di oreficeria dei secoli XII-XIV e una serie di sculture coeve fra cui il busto di Silgigaita Rufolo, opera di Niccolò di Bartolomeo da Foggia.

Cattedrale di Venosa (PZ)

Demolita l'originaria sede vescovile per dare posto al Castello, tra il 1470 e il 1502 si provvide a costruirne una nuova.
Il severo edificio, realizzato con reimpiego di abbondante materiale antico, reca in facciata un portale marmoreo di lineare bellezza, firmato dal maestro Cola di Conza nel 1512. L'interno a tre navate su pilastri con archi ogivali, mostra un'organizzazione del transetto e della zona presbiteriale anomala rispetto ai canoni del tempo; notevole il portale d'ingresso (1520) alla cappella del Sacramento.

Chiesa di San Fiorenzo - Bastia Mondovì (CN)



San Fiorenzo, un autentico gioiello dell'arte gotica. Costruita sulla tomba del Santo agli inizi del II° millennio, come testimonianza tangibile di una fede profonda, fu dapprima "cappella del pellegrino" che si affacciava su una delle più importanti vie del sale e, attraverso l'immagine del grande San Cristoforo dipinto sull'ingresso, invitava i viandanti alla sosta, Bastia era allora una Villa convenzionata di Mondovì alla quale aveva prima dato le origini, ed ora ne seguiva le sorti alterne; già nel 1400, forte ed autonoma, costituirà il primo nucleo del dominio sabaudo nelle Langhe.

Affidata nel 1409 alla famiglia Della Torre, ricca non solo di mezzi economici ma anche di una profonda fede cristiana, Bastia trovò in Bonifacio Della Torre il mecenate che, con ardore e passione, si impegnò all'ampliamento della chiesetta di San Fiorenzo, realizzando la splendida cappella che a tutt'oggi possiamo ammirare. La sua semplice struttura racchiude all'interno un ciclo di affreschi così straordinario ed imponente da lasciare stupefatto il visitatore. Sono ben 326 mq. di affreschi realizzati a più mani dalle
migliori scuole popolari del XV secolo: pareti policrome, arte semplice, spoglia di orpelli ma ricca di misticismo e di profonda religiosità; una "Bibbia dei poveri" che, attraverso le storie dei Santi, della Vita e della Passione di Cristo, del Paradiso e dell'Inferno, si fa catechesi per istruire, ammaestrare e confortare non solo la gente semplice della comunità rurale di allora, ma anche l'incantato visitatore di oggi. Gli affreschi portano la data del 24 giugno 1472.

Per informazioni:
http://www.sanfiorenzo.org
http://www.bastiamondovi.info

Affresco Affresco2

Abbazia di Chiaravalle - Milano

L'Abbazia di Chiaravalle fu fondata da S. Bernardo di Clairvaux ("chiara-valle") nel 1135 su terreni paludosi bonificati dai monaci cistercensi. Sostituita con una nuova costruzione già a partire dal 1150-60, venne ultimata nel 1221.
La grandiosità della costruzione rispecchia il buon risultato di un'impresa economica relativa ai terreni che i cistercensi ebbero in donazione dal patriziato milanese: zone acquitrinose, popolate di cicogne (che divennero poi l'emblema della confraternita). I cistercensi, con sapienti opere irrigue d'acque putride, fluviali e sorgive, le trasformarono in marcite ("pratum marcidum" secondo la denominazione antica) dal raccolto intensivo. L'Abbazia decadde sotto il governo degli spagnoli, e l'ordine monacale venne abolito dalla repubblica cisalpina nel 1796. Sconsacrata la chiesa e ridotto il convento a stalla e caserma, l'intero complesso venne via via privato dei suoi chiostri, mentre l'umidità recava guasti agli affreschi. Solo nei primi decenni del nostro secolo si attuarono restauri, mentre la chiesa veniva riconsacrata come parrocchiale. Un piu' ampio ripristino è stato realizzato nel 1952, in conseguenza del ritorno di un nucleo di monaci cistercensi.
L'abbazia è un prototipo dell'architettura cistercense in Lombardia, dove il gotico francese si fonde con le forme lombarde locali. Rispettando la pianta a croce latina, con coro rettangolare e transetto affiancato da cappelle, tipico dell'Abbazia di Fontenay (Borgogna 1147), Chiaravalle riflette particolarità proprie allo stile lombardo romanico-gotico (uso del cotto, arcate interne a tutto sesto poggianti su pilastri a base cilindrica, ecc ...). La facciata (della quale resta solo il portico) fu rielaborata in forme barocche nel '600 e riportata, nel 1926, alle sue forme originarie, con la riapertura del rosone e della soprastante bifora. Il portale marmoreo è del sec. XIII.

Testo tratto da: www.turismo.regione.lombardia.it

Chiaravalle

La Chiesa di San Francesco - Pergola (PU)

La Chiesa di San Francesco fu fondata nel 1255 forse dai diretti discepoli di San Francesco di Assisi. E' l'elemento dominante del panorama di Pergola, si erge sul ciglio del terrazzo che sovrasta la confluenza del Cinisco nel Cesano sostenuto dalle antiche mura. La facciata ha un portale a sesto acuto in pietra arenaria del XIV secolo, la cupola e il campanile a seguito di eventi sismici, sono stati ricostruiti all'inizio del Novecento. L'interno, a croce latina, fu trasformato nei secoli XVII e XVIII. Custodisce tele di Giovanni Antonio Scaramuccia (1580-1650), di Giovanni Anastasi (1623-1704), di Lavinia Fontana (1552-1614), di Giovanni Battista Ragazzini, di Domenico Corvi (1721-1803), di Giovanni Francesco Ferri (1701-1775) e di Antonio Viviani detto il Sordo (1560-1620) discepolo del Barocci. Tra le statue in legno interessanti il San Nicola da Tolentino del 1685, il Cristo Morto del XVIII secolo e l'Immacolata Concezione del 1692 del veneziano Jacopo Piazzetta (1640-1705). L'opera principale è il Crocifisso su tavola del XIV secolo attribuito a Mello da Gubbio. Era in questa chiesa un tempo un capolavoro dell'arte italiana, la pala della Immacolata Concezione di Carlo Crivelli (1430 c.-1495 c.) datata 1492, ora alla National Gallery di Londra. L'organo del XVII secolo, qui dal 1965, proviene dalla Basilica di San Pietro in Vaticano.



Abbazia della SS. Trinità a Venosa (PZ)

Tra i più interessanti complessi medievali dell'Italia meridionale, sorge isolata nella campagna venosina.
Di origine paleocristiana, venne ampliata dai Normanni e dai benedettini, ma rimase incompiuta. Nella chiesa vecchia (XI secolo), affiancata dalla sede abbaziale, si segnalano i resti della costruzione paleocristiana (cripta, mosaici pavimentali, affreschi bizantineggianti) e la tomba di Alberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo. Dalla chiesa nuova, iniziata nel 1135 dietro l'abside della vecchia e rimasta incompiuta, restano solo i muri perimetrali, le tre absidi e il colonnato di destra della navata mediana: quanto basta per riconoscere l'impostazione con presbiterio cinto da deambulatorio, secondo il modello derivato dalle grandi "chiese dei pellegrini" francesi. Accanto alla chiesa nuova sono visibili le tracce dell'antico Battistero paleocristiano (V secolo).

Santuario di Santa Maria della Grotta - Praia Mare (CS)

Il Santuario di Santa Maria della Grotta è uno dei luoghi di culto più importanti del Sud Italia. Meta di continui pellegrinaggi è stato ricavato dall’adattamento di tre grotte naturali sul Monte Vingiolo. Il Santuario è oggi un luogo della memoria, in quanto depositario delle tradizioni religiose della comunità cristiana praiese, autentica oasi per la vita spirituale.

E’ un posto di rara bellezza naturalistica, perché situato in un’area panoramica e incontaminata. Lo scenario che si presenta alla vista dei fedeli è unico nel suo genere. Una sua caratteristica è di essere direttamente collegata alla “Praia vecchia” da una scalinata incastonata tra le rocce. Una vicinanza che la gente di Praia a Mare avverte costantemente. Mano a mano che si salgono quei gradini si inizia a scorgere, tratto dopo tratto, il bellissimo panorama della costa tirrenica cosentina, e tanta bellezza pare preludere all’incontro con il divino. Già grotta di Sant’Elia, ne viene attestata la presenza negli atti di donazione fatti alla chiesa dell’XI secolo, probabilmente divenne un ritiro spirituale nel periodo di migrazione del monachesimo orientale. Nel XIII secolo aveva già assunto la denominazione Santa Maria della Grotta. Luogo dalla spiritualità intensa e naturale, è stata per molto tempo la parrocchiale della ‘plaja’. Oggi, grazie anche a una struttura di accoglienza che vi è stata costruita, si presta per giornate di ritiro e momenti di preghiera e di contemplazione. La devozione alla Vergine della Grotta di Praia a Mare è millenaria e risale secondo la tradizione religiosa popolare al 1362. In quell’anno si vuole, infatti, rinvenuta una scultura della Madonna in grado di compiere mirabili guarigioni. Simulacro che fu, purtroppo, trafugato nel 1979. Nella grotta principale è ancora ben visibile la grossa pietra su cui rimase per lungo tempo. Oggi di quella statua rimane solo una perfetta copia, insieme a una scultura della Madonna della Neve di scuola Gagginiana custodita in una cappella del Santuario. Inusuale la campana adattata alla torre campanaria dell’edificio sacro presa in prestito dal piroscafo inglese “Umballa” silurato nelle vicinanze di Praia a Mare nel 1917.

Il 15 agosto è il giorno canonico dedicato ai festeggiamenti della Madonnina lignea della Grotta.LA

LEGGENDA DEL RITROVAMENTO DELLA STATUA MIRACOLOSA

Secondo la tradizione popolare la statua della Madonna con il Bambino, poi denominata Madonna della Grotta, arrivò nella terra oggi di Praia a Mare nell’agosto del 1326. Il simulacro, come narra il Marafioti in Croniche et antichità di Calabria, viaggiava su un mercantile, salpato da un porto levantino, con a bordo un equipaggio di fede musulmana guidato da un comandante cristiano. Si narra che giunti nelle acque antistanti l’isola di Dino l’imbarcazione con tre vele a trinchetto si arrestò di colpo. Dopo ripetuti tentativi per farla ripartire i marinai esasperati e prevenuti attribuirono quella sosta forzata alla presenza della statua della Vergine, custodita gelosamente nella cabina del comandante. Fu allora che l’equipaggio insorse deciso a disfarsi della statua a tutti i costi. L’ultima soluzione per il capitano, e per l’unico mozzo che come lui credeva nei prodigi della Santa Vergine, fu quella di abbandonare la statua sulla vicina isola. Issato il simulacro di Maria su un battello i due uomini si diressero verso la spiaggia di Dino. Sbarcati iniziarono un lungo e faticoso cammino incontro a una altura che sembrava sicura. Durante la salita trovarono un antro solitario e fresco con all’ingresso un grosso masso di colore chiaro. Fu proprio su quel piedistallo naturale che fu posata la statua rinvenuta, qualche giorno più tardi, da un pastorello di Aieta. Il giovane muto fin dalla nascita dopo quella inaspettata scoperta riacquistò il dono della parola riuscendo, così, a portare sul posto la gente del suo rione e il parroco che in segno di devozione fece redigere un altare alla Vergine taumaturga.

Per informazioni: Proloco Praia a mare tel. 0985/72585







Le vie della Fede

BASILICATA
Abbazia della SS. Trinità - Venosa (PZ)

Cattedrale di Venosa (PZ)

CALABRIA
Santuario di Santa Maria della Grotta - Praia Mare (CS)

CAMPANIA
Duomo di Ravello (SA)

FRIULI VENEZIA GIULIA
Chiesa della Santissima Trinità a Polcenigo (PD)

LOMBARDIA
Abbazia di Chiaravalle - Milano

MARCHE
La Chiesa di San Francesco - Pergola (PU)

PIEMONTE
La Chiesa di San Fiorenzo - Bastia Mondovì (CN)
L' Abbazia di Santa Maria a Cavour (TO)

SICILIA
La Chiesa di Santissima Maria Assunta a Palazzo Adriano (PA)